Il G-test è un’analisi prenatale non invasiva per la valutazione delle principali malattie cromosomiche.
Da un semplice prelievo di sangue materno è possibile ottenere importanti informazioni sulla salute del feto, senza compromettere in alcun modo la gestazione (nessun rischio abortivo è connesso alla metodica).
Il sangue viene raccolto con provette certificate CE-IVD e spedito direttamente a Roma o Milano, presso i laboratori di Bioscience Genomics, dove il G-test viene eseguito. Il recente sviluppo di una tecnologia di sequenziamento di nuova generazione (Massively Parallel Shotgun Sequencing, MPSS) e di complesse analisi bioinformatiche, ha reso possibile sequenziare il DNA libero presente nel plasma materno per valutare l’appartenenza dei frammenti di DNA sequenziato ad un determinato cromosoma.
Il G-test si basa sulla scoperta scientifica del Prof.Dennis Lo che, nel 1997 individuò, per la prima volta, la presenza di frammenti del DNA fetale nel plasma materno sin dalla quinta settimana di gestazione. La loro concentrazione aumenta nelle settimane successive e scompare dopo il parto. Dalla decima settimana di gestazione in avanti la quantità di DNA fetale può essere sufficiente per eseguire il test.

A cosa serve
Il G-test valuta molto precocemente (a partire dalla decima settimana) il rischio che il feto possa essere affetto da una malattia cromosomica.

Cosa valuta


Trisomie
Le trisomie sono caratterizzate dalla presenza di un cromosoma in più rispetto alla coppia presente nel corredo cromosomico di un individuo normale. La più comune alla nascita è la Trisomia 21, associata alla Sindrome di Down (frequenza 1 su 700 nati); più rare sono la Trisomia 18 (Sindrome di Edwards, 1 su 7900 nati) la Trisomia 13 (Sindrome di Patau, 1 su 9500 nati), la Trisomia 22, la Trisomia 16 e la Trisomia 9, solitamente causa di aborto precoce, morte endouterina,perinatale o comunque di breve aspettativa di vita.

Anomalie del numero dei cromosomi sessuali
Le aneuploidie dei cromosomi sessuali sono caratterizzate dall’assenza di un cromosoma sessuale, nel caso della Sindrome di Turner (45,X – frequenza 1 su 2500 femmine), o dalla presenza di un cromosoma sessuale in più, nel caso della Sindrome di Klinefelter (XXY, frequenza da 1:500 a 1:1000 maschi), della Sindrome di Jacobs (XYY, frequenza 1 su 1000 maschi) e della Sindrome XXX (frequenza 1 su 1000 femmine).

Delezioni
Le delezioni sono anomalie cromosomiche sbilanciate caratterizzate dall’assenza di un tratto di cromosoma e, di conseguenza, dei geni localizzati su quel frammento. Alcune delezioni causano sindromi rare, alle quali possono essere associate : anomalie cardiache, dismorfismi facciali e labiopalatoschisi, disturbi dell’alimentazione nella prima infanzia, alterazioni a carico del funzionamento del tratto gastrointestinale e del sistema immunitario, ritardo mentale o deficit dello sviluppo neuro-cognitivo. La gravità di queste manifestazioni cliniche varia, da individuo ad individuo, in funzione delle dimensioni e della posizione del frammento cromosomico assente.

Il G-test valuta la presenza di diverse delezioni responsabili dell’insorgenza di:
Sindrome Cri du Chat, causata da una delezione sul cromosoma 5, nella regione p15.2. Il quadro clinico comporta grave ritardo psicomotorio e mentale, ritardo nella crescita, microcefalia e dismorfismi facciali.

Sindrome da delezione 1p36, causata da una delezione sul cromosoma 1 nella regione p36. È associata a disabilità intellettiva da moderata a grave, ipotonia, convulsioni, ritardo nella crescita pre e post-natale, microcefalia, cardiomiopatie e dismorfismifacciali.

Sindrome da delezione 2p33.1, causata da una delezione sul cromosoma 2 nella regione p33.1. E’ associata a ritardo mentale e nella crescita, presenza di tratti autistici, difficoltà di comunicazione, micocefalia, labio-palatoschisi e dismorfismi facciali.

Sindrome da delezione 16p12,2-p11,2, causata da una delezione a carico del cromosoma 16. Caratterizzata da ritardo dello sviluppo e deficit cognitivo, dismorfismi facciali. Possono associarsi schisi orofacciale, cardiopatie, bassa statura, difficoltà di alimentazione e ipotonia.

Sindrome di Jacobsen da delezione 11q23, associata a ritardo di crescita e psicomotorio,dismorfismi facciali deformità del cranio, ipertelorismo, ptosi,rime palpebrali rivolte verso il basso, epicanto, sella nasale ampia, naso corto, labbra a forma di V, orecchie piccole. Alla nascita sono di solito presenti anomalie funzionali delle piastrine, trombocitopenia o pancitopenia. I pazienti hanno spesso cardiopatie.

Sindrome di PraderWilli/Angelman 15q11,2, caratterizzata da ipotonia muscolare, obesità, difficoltà respiratorie, ipogonadismo, difficoltà intellettuali.

Sindrome Di George 2,12 dovuta a delezione a livello del cromosoma 10p14-p13, caratterizzata da difetti cardiaci, ipoparatiroidismo, immunodeficienza a cellele T, dismorfismi facciali.

Sindrome di Van Der Woude  Mutazioni nel gene IRF6 (1q32.2-q32.3), è un disordine congenito dominante a carico dello sviluppo craniofacciale, in particolare con marcata labio/palatoschisi.




G-test Whole Genome Analisys (WGA)

L’analisi dell’intero genoma rende possibile, applicando un algoritmo di calcolo proprietario (FCAPS*), l’ampliamento della ricerca di aneuploidie e delezioni/duplicazioni a tutti i cromosomi. Il Gtest WGA rappresenta la più recente evoluzione dei test su DNA fetale e il superamento delle obsolete tecnologie di sequenziamento su singoli cromosomi (ancora esistenti per il loro basso costo). É possibile, quindi, eseguire uno screening prenatale non invasivo dell’intero corredo cromosomico per individuare anomalie cromosomiche fetali, anche di piccolissime dimensioni.


Studi di validazione dell'algoritmo FCAPS

● Liu et al., Performance Evaluation of NIPT in Detection of Chromosomal Copy Number Variants Using Low-Coverage Whole-Genome Sequencing of Plasma DNA. PLoS One , 2016.
● Chen et al., A method for noninvasive detection of fetal large deletions/duplications by low coverage massively parallel sequencing. Prenat Diagn, 2013.


* Fetal Copy-number Analysis through Maternal Plasma Sequencing

Il G-test è rivolto alle future mamme che:
• non vogliono sottoporsi a metodiche di analisi prenatale invasive
• non possono sottoporsi a metodiche di analisi prenatale invasive
• non ritengono sufficiente l’affidabilità di altri test non invasivi
• hanno una gravidanza a rischio
• hanno una gravidanza singola o gemellare da fecondazione assistita (sia omologa che eterologa)
• hanno avuto un esito di alto rischio da test non invasivi su base statistica

Comparazione sensibilità test prenatali
 
G-Test >99%
 
Amniocentesti >99%
 
Villocentesi >99%
 
Test Combinato   >90%

Come eseguire il G-test

Contattando il nostro Istituto, tramite il numero verde 800 985 177, è possibile ricevere tutte le informazioni preliminari (tempistiche, modalità d’esecuzione ecc) e le indicazioni sui centri convenzionati più vicini ai quali rivolgersi per eseguire il G-test.
Il prelievo di sangue periferico materno richiesto per il G-test è di circa 8ml; può essere eseguito a partire dalla 10ᵃ settimana di gestazione (fino alla 24ᵃ) utilizzando la provetta certificata CE-IVD fornita nel kit di prelievo e trasporto G-test. Il sangue prelevato non viene affidato a terzi, né inviato all’estero. Il G-test viene eseguito presso i laboratori di Bioscience Genomics, dove il campione di sangue arriva all’interno di un kit certificato per il trasporto di materiale biologico categoria B, nel rispetto della normativa UN3373.

Il DNA fetale del sangue materno

Durante le prime settimane di gravidanza l’embrione viene nutrito da un gruppo di cellule (trofoblasto) che darà origine alla placenta. Alcune di queste cellule si “romperanno” naturalmente e riverseranno nel circolo sanguigno materno il DNA in esse contenuto, sotto forma di frammenti, andando a costituire quello che viene definito DNA fetale libero.

Cos’è il DNA fetale libero

Durante le prime settimane di gravidanza l’embrione viene nutrito da un gruppo di cellule (trofoblasto) che darà origine alla placenta. Alcune di queste cellule si “romperanno” naturalmente e riverseranno nel circolo sanguigno materno il DNA in esse contenuto, sotto forma di frammenti. Queste porzioni di DNA libero rappresentano il materiale che viene utilizzato dal G-Test

La tecnologia di sequenziamento

Il sequenziamento di nuova generazione (NGS) permette di ordinare tutti i frammenti di DNA libero appartenenti ad un determinato cromosoma e di confrontarli quantitativamente con quelli normalmente presenti in un individuo sano per definire il rischio (alto o basso) che il feto possa essere affetto dalle anomalie cromosomiche oggetto del test.

La più ampia validazione clinica al mondo

Ad oggi sono stati eseguiti più di 1.000.000 G-test in oltre 52 paesi.
I dati ottenuti indicano che il G-test ha:
- Una sensibilità maggiore del 99% (capacità di individuare correttamente un feto affetto dalle anomalie genetiche oggetto del test)
- Sensibilità elevatissima non solo per la Trisomia 21 ma anche per la Trisomia 18 e per la Trisomia 13.
- La più bassa no call tra i test su DNA fetale esistenti (solo nello 0,069% dei casi risulta impossibile fornire il risultato del test). Gli altri test che si basano sul sequenziamento selettivo del DNA hanno una no call che normalmente supera il 5% (5 analisi su 100 non producono un risultato)
- Una bassissima percentuale di falsi positivi (sono inferiori allo 0,05% dei casi un risultato di alto rischio non viene confermato)
- Una bassissima percentuale di ricampionamento (solo nel 2,8% dei casi si rende necessario ripetere il prelievo di sangue per ottenere il risultato del test)

Le ottime performance del G-test, sia nelle gravidanze a rischio, sia nelle gravidanze non a rischio, sono state confermate nel gennaio del 2015 con la pubblicazione del più ampio studio al mondo (146.958 gravidanze) riguardante un test non invasivo su DNA fetale.
I dati riportati nella tabella sottostante, si riferiscono a 112,669 gravidanze, nelle quali è stato possibile eseguire il test e verificarne concretamente il risultato.

Trisomia Falsi positivi Sensibilità Specificità
T21 61 99,17 % 99,95 %
T18 51 98,24 % 99,95 %
T13 45 100 % 99,96 %
Totale 157 99,02 % 99,96 %
Zhang et al., Non-Invasive Prenatal Testing For Trisomy 21, 18 and 13 – Clinical Experience from 146,958 Pregnancies. Journal of Ultrasound in Obstetrics and Gynecology, 2015.

Gestione dei risultati

Arrivato presso Bioscience Genomics, il campione di sangue viene preso in carico dai biologi del laboratorio e i risultati sono pronti in circa 7 giorni lavorativi.
È opportuno precisare che i tempi possono variare: l’ analisi prevede una serie di rigorosi controlli di qualità atti a garantire l’affidabilità del risultato; tra questi la verifica della quantità di DNA fetale presente nel campione di sangue, che varia da gestante a gestante. In alcuni casi, per la scarsa quantità di DNA fetale, è necessario ripetere l’analisi e/o il prelievo di sangue.
Qualora fosse necessario ripetere il test a causa della scarsa concentrazione del DNA fetale nel sangue materno, la ripetizione sarà gratuita.
I risultati del G-test per la valutazione delle trisomie, come previsto nelle Linee Guida SIEOG (Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica) 2015, vengono refertati in termini di rischio e non come presenza/assenza di anomalia.
In caso di risultato di “alto rischio” sarà possibile richiedere gratuitamente una consulenza genetica e il supporto per l’esecuzione di eventuali test di approfondimento diagnostico: se l’alto rischio riguarda le trisomie 13,18 e 21 verrà fornito un contributo per le spese relative agli esami di laboratorio eseguiti su villi coriali o liquido amniotico.



Qualità assicurata*

La garanzia di affidabilità proveniente dalla più ampia validazione scientifica esistente fa del G-test l’unico al mondo attraverso il quale sia possibile accedere ad una copertura assicurativa. Se il G-test non dovesse rilevare un’anomalia è previsto un risarcimento fino ad un importo massimo di € 50.000,00. Se il risultato del G-test dovesse rilevare un’anomalia è previsto un rimborso fino ad un importo massimo di € 300,00 (€ 500,00 per le gravidanze gemellari) per le spese di analisi citogenetica del liquido amniotico o dei villi coriali e/o per una consulenza genetica presso gli istituti di genetica medica convenzionati.

* Per conoscere termini e condizioni contattare il numero verde

SICURO SEMPLICE PRECOCE VALIDATO CERTIFICATO ASSICURATO SUPPORTATO RAPIDO
non comporta alcun rischio abortivo o infettivo richiede un normale prelievo di sangue si esegue a partire dalla 10a settimana di gestazione (fino alla 24a ) vanta il più ampio studio clinico mai pubblicato (146.958 gravidanze) analisi bioinformatica validata e certificata CE prevede una copertura assicurativa fino a € 50.000,00 rimborso per approfondimenti diagnostici e/o consulenza genetica risultati forniti in circa 7 giorni lavorativi

Chi esegue il G-test?
Il test viene eseguito presso i laboratori di Bioscience Genomics a Roma (Università Tor Vergata) e Milano (Ospedale San Raffaele).

Chi può sottoporsi al G-test?
Tutte le donne in gravidanza a partire dalla 10° settimana di gestazione.

Cosa valuta il G-test?
Il G-test valuta il rischio che il feto possa essere affetto da Sindrome di Down, Sindrome di Edwards o Sindrome di Patau, o da trisomia a carico del cromosoma 9, 16, 22.

Come si effettua il G-test?
Per eseguire il Gtest è sufficiente un semplice prelievo di sangue materno poiché in esso è presente il DNA fetale libero.
Qual è la probabilità che in caso di basso rischio il nascituro risulti effettivamente non affetto dalle trisomie 21, 18, e 13? Maggiore del 99,99%.
Tale percentuale è stata confermata dal più ampio studio di validazione clinica mai pubblicato su riviste scientifiche internazionali.

Quale affidabilità ha il G-test?
Qual è la probabilità che in caso di basso rischio il nascituro risulti effettivamente non affetto dalle anomalie cromosomiche valutate con il G-test? >99,99%. Tale percentuale è stata confermata dal più ampio studio di validazione clinica mai pubblicato su riviste scientifiche internazionali.

Cos’è un falso positivo?
Si parla di falso positivo quando il risultato indica la presenza di una patologia che non viene confermata da una indagine diagnostica.
La percentuale di falsi positivi del Gtest è inferiore allo 0,05%.

Quali sono le differenze rispetto ai test di screening non invasivi del primo trimestre?
Il Gtest è misura direttamente l’abbondanza relativa cromosomica nel sangue materno, mentre i test di screening del primo trimestre sono indiretti e su base statistica (valutano età materna, dati ecografici e dosaggi ormonali nella mamma); ne consegue una minore attendibilità rispetto al G-test.

Perché preferire il G-test ai tradizionali test di screening del primo trimestre?
I test prenatali non invasivi del primo trimestre hanno un’affidabilità nettamente inferiore; il Bitest, ad esempio, può evidenziare la trisomia 21 anche se il feto è sano nel 5% dei casi (si parla in questo caso di falso positivo) oppure può riportare che il feto e sano quando in realtà ha la Sindrome di Down (si parla in questo caso di falso negativo e si può verificare nel 10-15% dei casi).

Il G-test sostituisce l’amniocentesi?
Il G-test non sostituisce l’amniocentesi ma è un test di screening con affidabilità comparabile (> 99%) la cui introduzione può consentire di evitare il 95% dei test invasivi con conseguente riduzione dei casi di aborto (limitazione di indagini invasive ai soli casi in cui è necessario un approfondimento diagnostico).